::.interviste ai librai.::
RAFFAELE BERTONI

Nome: Raffaele
Cognome: Bertoni
Data di nascita: 1904
Luogo di nascita: -
Professione: -
Data dell'intervista: 19 agosto 1999
Luogo dell'intervista: Montereggio, Mulazzo (MS)
Durata dell'intervista: 1 ora circa
Intervistatore: Mario Pegollo
Trascrittore: Marcello Paolocci
Supporto: Minidisc
Dove è conservato l'originale: Comune di Mulazzo
†Un estratto dell'intervista a RAFFAELE BERTONI

(In corsivo le parole di due familiari che hanno assistito all'intervista)

Hai fatto il libraio ambulante.
Ambulante e fisso, ho fatto tutti e due. Escluso per aria! Sono andato con mia sorella che era libraia all’età di nove anni, ma oramai non me lo ricordo neanche più gli anni che avevo, non me li ricordo più.
Per quanti anni ha fatto il venditore con il carro…
Le date, chi è che sa le date…
Più di cinque o sei anni, sono di più. Fino al ’50 avrai fatto con il carro, o no? Anche di meno. Quando hai preso la macchina?
La macchina quando ha preso la bottega il suocero suo…
Sessant’anni fa, prima della guerra, sì. Prima è andato con sua sorella, che sarebbe sua suocera, è stato con lei fino a che età… Fino a che anno: fino a che non si è sposato. Fino a ventisei, ventisette anni. Poi ha preso il cavallo ed è andato per conto suo, si era sposato… Glielo ha dato suo cognato, che sarebbe suo suocero. Faceva l’ambulante, il libraio anche lui. Ha aperto un negozio prima a Ferrara, poi a Vicenza, in tempo di guerra, del ’14, e poi è venuto a Venezia, dove c’è ancora la libreria.
L’ho tenuto per quindici anni.
Aveva il carretto e andava via…
Andavo a girare, fino a Roma. Dopo Roma non sapevano, non sanno mica leggere.
Adesso sì, ma allora purtroppo… Poi ha preso la macchina, ha preso la Balilla, poi la famigliare e ha fatto ancora un po’, ha girato un bel po’ con la macchina. Prima la Topolino.
Poi la macchina, la Topolino. Prima color verde.
Per mangiare andavi all’osteria…
E già, o un panino.
E dormire? Dormivi sul carretto! O anche sotto al banco quando facevano le fiere.
Il letto l’ho visto poche volte.
Non ha fatto mica una bella vita, anche se ha novantasei anni…Dopo abbiamo preso la bottega ad Udine e ci siamo stati ventidue anni. Era un locale, sÏ, noi avevamo l’entrata libera ed era lungo quattordici metri. Ed era un locale del municipio, sopra noi, noi eravamo a pianterreno, sopra c’era la biblioteca comunale. Era in un bel posto, sul centro quasi, sulla strada principale, il posto era bellissimo. Ci siamo stati ventidue anni, poi sono saltate fuori le storie, lÏ ci voleva il registro, lÏ ci voleva il computer, lì ci voleva il registratore, e poi c’erano un mucchio di ladri ad Udine, specialmente studenti. Allora lui ha detto, aveva settantasei anni, settantasette, qui è meglio che qui piantiamo tutto. Lui aveva la pensione, io avevo la pensione, abbiamo tirato ancora avanti un paio d’anni per sbolognare un po’ di roba, perchè avevamo tanta roba, poi la rimanenza l’abbiamo data a loro a Venezia, e noi ci siamo ritirati qua, e sono vent’anni che siamo qua.
D’inverno i librai tornavano, partivano in primavera e d’inverno, a novembre torna-vano. Stavano qua due o tre mesi, poi andavano via.
Qua a Montereggio c’erano sei o sette osterie, e adesso non ce n’è neanche una. Erano sempre piene, e non c’erano liquori, bibite, c’era vino solo. E allora erano ubriachezze, tutti ubriachi.
Era una gran festa quando tornavano i librai, perchÈ d’inverno si ritrovavano tutti, perchÈ andavano via anche loro con il cavallo e il carretto, e d’inverno quando venivano si portavano via il cavallo e il carretto lo lasciavano in quei paesi sopra Pontremoli. Dopo, quando ripartivano, andavano lÏ con il cavallo e si riprendevano il carretto e ricominciavano di lÏ a vendere.
Chi faceva questo lavoro era visto bene, perchè venivano e portavano anche notizie, parlavano sempre di cose nuove che trovavano in giro, e allora si ascoltava. Poi quando veniva Pasqua partivano. Anche prima, a secondo di come capitava Pasqua. In primavera tornavano via. Per il venti di gennaio erano tutti a casa. In tanti venivano anche ai primi di novembre, per i Santi, i Morti, poi aiutavano a raccogliere le castagne e intanto era inverno, anche andare a dormire in albergo non avevano mica i soldi.
Sì che vendevano, ma erano anche in tanti, uno andava in una città, un altro in un’altra città, ma il libro comunque era un lusso, prima bisognava pensare a mangiare.
Nel negozio a Vicenza stava mia suocera, perchè aveva i bambini. Perù lui, con mio suocero, andavano sempre in giro a fare le fiere, i mercati…
Un po’ con il cavallo, un po’ senza cavallo, con il treno.